Istituto privato Freud | Scuola paritaria informatica Milano

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Istituto privato Freud Milano

L' Istituto privato Freud con sede a Milano 20129 via Gustavo Modena 9, in coerenza con la sua storia, pone al centro della sua attività il giovane alunno in crescita che deve diventare attore protagonista del suo percorso di formazione offrendo allo stesso una vasta gamma di possibilità formative coerenti con le esigenze del territorio e attente alle indicazioni europee.

La scuola vista come comunità educativa intende interagire con la più vasta comunità sociale e civile, per concorrere con gli altri soggetti allo sviluppo della personalità degli studenti, in quanto persone, cittadini e lavoratori.

Nella nostra Scuola paritaria di informatica lo studente è posto al centro d'ogni intervento finalizzato ad innalzare il livello culturale e a promuovere il successo scolastico e formativo. In quest'ottica c'è uno sforzo costante di tutte le forze che operano nell'Istituto per:

1) Un adeguamento costante dell'offerta formativa alle esigenze dell'utenza e della società.
2) Un arricchimento dell'offerta culturale e professionale rispetto alle concrete esigenze emergenti a livello locale.

Per rispondere adeguatamente ai bisogni degli studenti i consigli di classe e il collegio docenti elaborano e controllano la programmazione didattico-educativa.

L’obiettivo è di creare sul territorio della Lombardia una scuola come punto di riferimento permanente per le aziende del settore dell’informatica, attraverso lo studio, la diffusione di nuove conoscenze nell'ambito del settore vista la necessità di formare risorse umane dotate di conoscenze e competenze qualificanti per questo tipo di settore.

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Scuola paritaria informatica

La scuola prepara al lavoro?

Tutti i ragazzi del mondo, quando raggiungono l'età della ragione, cominciano a mettere seriamente in discussione l'utilità della scuola: "non serve a nulla", "la matematica non aiuta a capire come va il mondo", la storia e la geografia a cosa servono? Queste sono le argomentazioni prevalenti.
Tutti gli adulti del mondo replicano invece che queste sono scemenze, che la scuola serve e come, e che i giovani, un volta diventati grandi, capiranno l'importanza degli studi. Cosa che infatti avviene puntualmente, quando i ragazzi diventano, a loro volta, genitori.
Il dibattito in realtà è terribilmente serio e, scremate da una dose di comprensibile pigrizia, le obiezioni sono tutt'altro che infondate. Del resto, non è forse questo il messaggio che lanciano i più dotti sociologi, quando sostengono che la scuola è inadeguata rispetto alle esigenze della società? La scuola, in particolare quella dell'obbligo, dovrebbe contribuire a formare una persona a tutto tondo, mettendola in condizione di affrontare la vita adulta, come cittadino, lavoratore, persona responsabile. Ma chi esce da tredici o diciassette anni di studi, possiede queste caratteristiche? E' in grado di svolgere una professione? Ha tutti gli strumenti necessari per scegliere? La risposta spesso è negativa, ma risolvere il problema non è affatto semplice.
Americani ed Europei, per esempio, sono decenni che litigano su quale modello universitario sia il migliore. "Da noi - sostengono negli Stati Uniti - un laureato è pronto per trovare un lavoro, in Europa invece no". "E' vero - è la replica -, ma uno studente americano conosce solo la sua materia e per il resto è una capra". Insomma nessuno è perfetto. Mentre da per tutto si discute, il problema però si aggrava.
La disaffezione nei confronti della scuola, considerata non all'altezza del suo compito, cresce a dismisura e i danni si cominciano a vedere.